Perché produciamo in tiratura limitata

Capi Heemia in tiratura limitata, prodotti a Carpi finché dura la scorta di tessuto

Su ogni scheda prodotto Heemia c'è la stessa frase: tiratura limitata, prodotto finché il tessuto c'era. Non è una formula di marketing sulla scarsità. Descrive letteralmente come funziona la nostra produzione, e vale la pena spiegarlo perché ha conseguenze concrete per chi compra.

Si parte dal tessuto

Il ciclo normale della moda parte dal calendario: si decide la collezione, si disegnano i capi, si cerca il tessuto che li realizzi al costo previsto. Noi facciamo il contrario. Cerchiamo prima il tessuto — filati e pezze che ci convincono per mano, caduta, grammatura e comportamento dopo il lavaggio — e solo dopo decidiamo cosa diventerà.

Le scorte che troviamo sono quelle che sono. Alcune bastano per sessanta capi, altre per quindici. La tiratura non la decidiamo noi: la decide quanto tessuto c'è.

Cosa succede quando finisce

Quando la scorta si esaurisce, il capo esce di produzione. Non cerchiamo un filato equivalente per tenere in vita un modello che vende bene, perché equivalente in maglieria non esiste: cambia la mano, cambia la caduta, cambia il comportamento dopo il quinto lavaggio. Sarebbe lo stesso capo solo nella fotografia.

I capi usciti di produzione si spostano nell'Archivio, dove resta quello che resta, spesso un pezzo per taglia. Non torneranno.

Tutto in Italia, a chilometro zero

L'altra metà di questo discorso è dove il capo viene fatto. La produzione Heemia è interamente italiana e concentrata a Carpi, in provincia di Modena: taglio, confezione, rifinitura e stiro avvengono nel raggio di pochi chilometri, in laboratori artigianali che raggiungiamo di persona.

Non è solo una questione di qualità del lavoro. È anche la ragione per cui un capo Heemia non attraversa il mondo prima di arrivare in un armadio: niente semilavorati spediti in un continente per essere cuciti in un altro e rifiniti in un terzo. La filiera corta significa meno trasporti, meno passaggi intermedi e meno sprechi lungo il percorso.

Filiera corta significa anche controllo. Se un capo non convince, si va a vederlo mentre si fa e si corregge in giornata — invece di scartare un lotto intero arrivato sbagliato dopo sei settimane di nave. La riduzione dello scarto è la parte meno raccontata e più concreta della sostenibilità nella moda.

Il resto lo fa il modello produttivo: serie corte significa non sovrapprodurre. Non abbiamo magazzini di invenduto da smaltire a fine stagione, perché non produciamo quantità che non sappiamo di poter vendere. Il capo più sostenibile resta quello che non viene fatto in eccesso — e subito dopo, quello che dura abbastanza da non dover essere sostituito. Su come farlo durare abbiamo scritto una guida al lavaggio e alla conservazione.

Cosa comporta per chi compra

  • La disponibilità è reale. Quando una taglia risulta esaurita, è esaurita. Non c'è riassortimento in arrivo.
  • I capi non si svalutano a stagione. Non facendo collezioni stagionali, non abbiamo saldi di fine stagione da applicare a un prodotto che continuiamo a vendere.
  • Il capo resta identificabile. Una produzione da venti pezzi non finisce addosso a chiunque.

Il costo di lavorare così

Non è un modello efficiente e non pretendiamo che lo sia. Serie corte significano costi unitari più alti, campionature che non si ammortizzano, impossibilità di programmare la produzione con mesi di anticipo. Significa anche non poter dire con certezza se un capo ci sarà ancora tra tre mesi.

In cambio otteniamo l'unica cosa che ci interessa: poter scegliere il tessuto senza doverlo negoziare al ribasso per far tornare i conti su diecimila pezzi. È lo stesso principio che raccontiamo in Made in Italy.

Come restare aggiornati

Le nuove produzioni e le disponibilità residue vengono comunicate prima agli iscritti alla newsletter, che hanno anche accesso all'Archivio. Chi preferisce vedere e provare può prenotare una visita in showroom. I capi attualmente disponibili sono nei nuovi arrivi.

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